lunedì 4 maggio 2015

VISIONI #9 - Walkabout - L'inizio del cammino



Il fulcro di tutto, anzi, i fulcri di tutto sono due: Jenny Agutter e la natura, intesa nella propria toalità, vivente e non; o, forse, la natura e Jenny Agutter, in quest'ordine.




La natura: penso che la rilevanza del film sia stata enorme per l'Australia anni '70, nel corso, nel pieno del suo processo di industrializzazione, di integrazione razziale, di espansione culturale, sociale, economica. Nicolas Roeg mette in scena un parabola ecologica (ecologista) sugli avvenimenti di quegli anni (?), sul suo intorno, sul mondo che scompare. Ed è interessantissima la quasi totale improvvisazione di molte sequenze, di quelle più splendidamente naturali, immerse nel deserto australiano; lasciare spazio ai mutamenti, alle incursioni e alle paure degli animali, del clima, della luce è forse l'unico reale modo di controllare l'incontrollabile. Primi piani e subito inquadrature larghe (larghissime) dei ragazzi in mezzo al nulla e poi cielo, dune, sovrapposizioni, dissolvenze incrociate, allucinazioni, still frame e poi andiamo avani, indietro, fermi, allucinogeno stile, estremamente roeg-iano, estremamente personale, estremamente riconoscibile. 




Walkabout si apre con la morte e la follia, come molti film, come molte storie, e quindi ecco il contagio, le colpe dei padri ricadono anche sui figli innocenti e quindi anche su tutto quello che toccano, che sia un aborigeno o un albero di frutta. E ritorna, si rimanifesta la morte, alla fine di quella che è una lunghissima scena di danza, di corteggiamento, di incomprensione? No, assolutamente, nessuna incomprensione; insomma, Jenny Agutter, dopo la Janus Films (felicissimo), dopo il didgeridoo, dopo le dissolvenze incrociate, è la vera protagonista di tutto ed assolutamente l'unica a comprendere pienamente le colpe del proprio mondo, ma anche l'inevitabilità di queste, la mancanza di punti di contatto, la necessità dell'assenza di emozioni manifeste. E Roeg insiste sul corpo nudo (bellissimo) di lei, appena diciottenne; insiste sugli sguardi di lei alle natiche di lui, totalmente sessuali, di crescita, di scoperta?, di bisogno. E poi c'è quello sguardo sognante finale che la sconfessa, dichiara la sua vita di menzogne, oppure è solo la fine dell'innocenza, la rimozione del passato, o addirittura rivela la nascita di un sentimento di colpa. Colpa in quanto causa di morte, colpa in quanto egoista, colpa in quanto incapace di provare qualcosa.

7

0 commenti:

Posta un commento

Copyright © 2014 Direzione Cinema